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Italian translation
Submitted 17 Jun 1998, from paolon@liceo-vallisneri.lu.it
Posted 19 June 1998

 
A proposito dell'insegnamento delle discipline scientifiche, dei professori, dei libri di testo e degli esaminatori

A proposito dell'insegnamento delle discipline scientifiche, dei professori, dei libri di testo e degli esaminatori.

Egregio Signor Redattore,

vi sarei enormemente grato se voleste accogliere le seguenti riflessioni relative allo studio della matematica nelle scuole superiori di Parigi.

Riguardo alle discipline scientifiche, le opinioni personali non devono assolutamente influenzare; in effetti, gli impieghi nell'ambito della ricerca scientifica e dell'insegnamento non dovrebbero essere per nessuno una ricompensa per questa o quell'opinione in campo politico o in campo religioso. Quando m'informo se un professore è capace o incompetente, non tengo minimamente in considerazione il suo modo di pensare su ogni questione che sia estranea ai suoi studi scientifici. Non è dunque senza sofferenza e indignazione che, sotto i governi della Restaurazione, si vedono gli incarichi accademici divenire preda delle persone più zelanti in quanto a fede monarchica e a fede religiosa. Questo stato di cose non è per nulla cambiato nel tempo; la mediocrità, che mostra tutta la sua ripugnanza nella nuova situazione sociale, è ancora ampiamente privilegiata, anche se, d'altra parte, le opinioni del singolo non dovrebbero essere tenute in conto quando si tratta di valutare i meriti scientifici di una persona.

Cominciamo ora a parlare delle scuole superiori; lì gli allievi delle classi di matematica sono destinati in maggioranza alla scuola politecnica; a tal proposito, che cosa si fa per offrire loro la possibilità di raggiungere tale obiettivo ?  Si cerca forse di far apprezzare loro il vero spirito della scienza attraverso l'esposizione dei metodi d'indagine più semplici ?  Si fa forse in modo che i ragionamenti divengano per quegli allievi come una sorta di appendice della facoltà della memoria? Non c'è, forse, al contrario, una certa somiglianza tra la maniera in cui essi apprendono la matematica e la maniera in cui essi apprendono il francese ed il latino ?  Un tempo uno studente avrebbe imparato da un suo professore esattamente tutto ciò che è utile sapere; adesso, addirittura, si aggiungono uno, due insegnanti privati per preparare un candidato alla scuola politecnica.

Fino a quando i nostri poveri giovani saranno obbligati ad ascoltare le lezioni o a ripeterne il contenuto tutti i giorni ?  Quando si lascerà loro il tempo per riflettere su quest'ammasso di conoscenze e per coordinare questa folla di proposizioni fini a loro stesse e di calcoli senza alcuna connessione ?  Non ci sarebbe forse qualche vantaggio nel richiedere agli studenti pur sempre gli stessi metodi, gli stessi calcoli, le stesse forme di ragionamento, se questi fossero a loro volta i più semplici e fecondi metodi di indagine ?  Ma no, s'insegnano invece minuziosamente teorie incompiute e zeppe di riflessioni inutili, al punto che si finisce per trascurare i teoremi più elementari e più significativi dell'algebra; al loro posto si eseguono con grande enfasi calcoli e ragionamenti sempre più lunghi, talvolta anche errati, oppure si dimostrano corollari assolutamente ovvi.

Qual è la causa di questa pessima situazione ?  Sicuramente la responsabilità non è dei professori delle scuole superiori; al contrario essi mostrano senza eccezioni una lodevole dedizione al proprio lavoro e sono anzi i primi a lamentarsi del fatto che l'insegnamento della matematica sia divenuto un vero e proprio mestiere come tanti altri. La causa della situazione attuale dobbiamo ricercarla presso gli editori dei signori esaminatori. Gli editori vogliono infatti che siano pubblicati volumi sempre più ponderosi: più è grande il formato dei libri scritti dagli esaminatori, più gli editori possono confidare su una lucrosa vendita di quei testi; ecco perché noi vediamo apparire ogni anno parecchie opere voluminose, all'interno delle quali si trovano certi lavori, anche se mal rielaborati, a firma dei grandi maestri, a fianco di brevi dissertazioni ad opera degli stessi studenti.

D'altra parte, perché mai gli esaminatori di norma pongono le domande ai candidati sempre e soltanto in una maniera del tutto ingarbugliata ?  Sembrerebbe quasi che essi temano di essere compresi da coloro che stanno interrogando; da dove viene questa esecrabile abitudine di complicare le domande con difficoltà artificiose ?  Si crede forse che la scienza sia fin troppo semplice ?  Qual è dunque la conseguenza di tutto ciò ?  E' evidente: gli studenti sono molto meno occupati a pensare ad imparare piuttosto che a pensare a come trovare il modo di superare i loro esami. Essi devono infatti ripetere ogni argomento a ciascuno di quattro esaminatori e devono perciò apprendere i metodi che tali esaminatori prediligono e sapere in anticipo, per ciascuna domanda e per ciascun esaminatore, quali devono essere le risposte e perfino l'atteggiamento da tenere. Si può così affermare che da qualche anno è stata fondata una nuova scienza, che si va estendendo giorno dopo giorno e che consiste nella conoscenza dei gusti e delle preferenze in ambito scientifico, delle manie e dell'umore dei signori esaminatori.

Siete voi, forse, molto felice perché siete riuscito ad essere vincitore in una prova d'esame ?  Siete finalmente stato indicato come uno dei duecento studiosi di geometria più famosi di tutta Parigi ?  Certamente riterrete di essere arrivato all'apice della vostra carriera: ebbene, vi sbagliate ed io ve lo dimostrerò in una mia prossima lettera.

E. G.
 

Note.

  • Questa lettera di Evariste Galois fu pubblicata sulla rivista Gazette des Ecoles: Journal de l'Instruction Publique, de l'Université, des Séminaires, numéro 110, 2e année, Janvier 1831.
  • In realtà non fu mai pubblicata nessuna seconda lettera.



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